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sabato 16 novembre 2024

#Elezioni #regionali #emiliaromagna #umbria 17/18 NOVEMBRE #elezioniregionali2024 #iononvotoPD #IoNonVotoPd #IoNonVotoMovimento5Stelle #IoNonVotoSinistra perché NON fanno gli interessi né dell' Italia e né degli Italiani, ma quelli dell' #Europa #immigrazionista senza #controlli e dei #Globalisti #Woke e #Gender #follementecorretti (Leggete Luca RICOLFI bravissimo sociologo di sinistra).

#Elezioni #regionali #emiliaromagna #umbria 17/18 NOVEMBRE #elezioniregionali2024 #iononvotoPD #IoNonVotoPd #IoNonVotoMovimento5Stelle #IoNonVotoSinistra perché NON fanno gli interessi né dell' Italia e né degli Italiani, ma quelli dell' #Europa #immigrazionista senza #controlli e dei #Globalisti #Woke e #Gender #follementecorretti (Leggete Luca RICOLFI bravissimo sociologo di sinistra). @MassimGiannini @DAVIDPARENZO @TizianaPanella2 @diMartedi @corradoformigli @la_giando @il_cappellini @LaStampa @Corriere @repubblica @fanpage #LillyGruber @La7tv Il @pdnetwork @ellyesse daAnni DIFENDONO l'#immigrazione #incontrollata che ha reso l'Italia #insicura e minacciata! Il #giudizio o #parere di #AndreaSCANZI #tuttologo, #scarsopolitologo e #sapientone del @ilfattoquotidianoit e militante del @movimento5stelle di @giuseppeconte_ufficiale più che "#giornalista😂👎" onnipresente in tutti i #talk-show #politici di tutti i #canali #TV con predilezione per il @partitodemocratico di @ellyesse (che ruba i voti al @movimento5stelle ) va rispettato ed ascoltato, ma ha scarsa e squallida rilevanza politica e sociale, perché oltre ad essere fazioso e di parte si rivela nella stragrande maggioranza dei casi inopportuno, non veritiero e volto solo a screditare, senza merito, l'operato del BUON #GOVERNO di @giorgiameloni e della SUA OTTIMA SQUADRA POLITICA che sta facendo BENE nonostante le poche risorse economiche e finanziarie rimaste nelle casse dello stato, dopo gli sprechi di miliardi di euro con bonus vari e politiche assistenzialiste sbagliate dei precedenti governi #giallorossi e #piddini . Piuttosto SCANZI dica a @giuseppeconte_ufficiale di rompere definitivamente l'alleanza con il @partitodemocratico di #Schlein👎 altrimenti il #Pd svuoterà tutto l'elettorato dei #cinquestelle . Agli #elettori dell'Emilia Romagna e Umbria che andranno al voto regionale domenica e lunedì p.v. consigliamo fortemente di andare a #votare in massa e di non NON votare assolutamente né per i #candidati del @partitodemocratico né per quelli del @movimento5stelle di cui conosciamo bene i progetti politici amministrativi che ignorano i #problemi della #sicurezza dei cittadini derivati dal #buonismo falso di detti partiti che promuovono e incoraggiano l'immigrazione clandestina e irregolare che produce, come sappiamo, delinquenza, spaccio, stupri, accoltellamenti, rapine, furti, occupazioni abusive di case e degrado sociale e insicurezza ormai in tutta Italia. #ElezioniEmiliaRomagna #ElezioniUmbria #elezioniregionali2024 #elezioniemiliaromagna #ElezioniUmbria . https://x.com/Asor81310025/status/1857861956490744314 https://x.com/Asor81310025/status/1857858922423419054

lunedì 16 ottobre 2023

#EllySchlein dice che la sanità pubblica viene smantellata sotto gli occhi di tutti dal #governo di #GiorgiaMeloni . (04.10.23) La realtà o verità cara Elly Schlein, per un governo di Sinistra in Italia e #GiuseppeConte è un'altra e molto, molto diversa dalla vostra narrazione e cioè: leggete qui e recupererete anche la memoria sul tema dei tagli alla sanità pubblica.⬇️⬇️⬇️ https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-tagli-sanit-li-ha-fatti-speranza-2220055.html I tagli alla sanità?? Li ha fatti Speranza !! La sinistra strepita contro il centrodestra. Ma la Fondazione Gimbe smaschera le sue bugie. Ascolta ora: "I tagli alla sanità? Li ha fatti Speranza" Roberto Speranza Carta canta. I numeri spazzano via le accuse della sinistra contro il governo Meloni sui presunti tagli al servizio sanitario nazionale. Dal 2010 al 2019, tutti gli esecutivi, senza distinzione, hanno usato la forbice per ridurre i fondi destinati alla sanità. A mettere le cifre nero su bianco è stato l'osservatorio della Fondazione Gimbe (e non l'ufficio stampa di Palazzo Chigi): «Tra tagli e minori entrate il Servizio Sanitario Nazionale ha perso 37,5 miliardi di euro tra il 2010 e il 2019», si legge nel report Gimbe. Ma chi è stato alla guida dell'Italia in quegli anni? I pericolosi sovranisti di centrodestra? Niente affatto. Nel decennio preso in esame si sono alternati governi del Pd, tecnici (Monti) e poi gli esecutivi Conte 1 e 2. I soldi sottratti al comparto sanitario sono serviti per finanziare provvedimenti spot dei vari governi della sinistra. Una vera e propria devastazione. Il crollo del sistema sanitario nazionale durante la pandemia è stata la fotografia più nitida di una gestione scellerata. I numeri smentiscono anche un'altra balla data in pasto alla stampa dalla sinistra: l'aumento della spesa sanitaria durante l'era Speranza. Altra fake. I veri tagli li ha fatti il ministro della Salute scelto da Giuseppe Conte. Nel 2020, effettivamente, si registra un balzo della spesa sanitaria che arriva al 7,4% del Pil. Ma per una ragione semplice: il crollo del Pil dell'8,9% per effetto della pandemia. L'aumento in termini percentuali non corrispondeva a una crescita in valori assoluti dello stanziamento economico: quel 7,4% del 2020 è un dato «drogato» dalla caduta del Pil. Se si restringe il campo di osservazione, tra il 2013 e il 2018, quando a Palazzo Chigi si sono alternativi tre premier dem, in successione Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, c'è stato un taglio alla sanità pubblica pari a 28,1 miliardi di euro conseguenti alle manovre finanziarie e allo stanziamento di minori risorse rispetto a quelle programmate. Per non scivolare in un clamoroso autogol, a Schlein e company sarebbe bastato leggere il tweet del 6 settembre di Marco Furfaro, deputato dem e fedelissimo della segretaria che ammetteva: «In passato la sanità è stata definanziata dal centrosinistra, è stato un grande errore». Un'ammissione colpa. Il Pd dopo aver cancellato sotto i suoi governi la sanità pubblica accusa ora il centrodestra. Ma inciampa ancora. Perché, prima di mobilitare le truppe, bisognerebbe leggere i numeri. Numeri che il Mef mette per iscritto nella Nadef: la spesa sanitaria nel periodo che va dal 2025 al 2070 passerà dal 6,2 del Pil al 7,2. È previsto, dunque, un aumento di un punto di Pil. Fonti dell'esecutivo al Giornale chiariscono anche un altro aspetto oggetto dello scontro politico: «Nella Nadef è stimato un taglio di 2 miliardi di euro, che sarà rimpinguato in manovra. Mentre altri fondi segnati alla voce della spesa sanitaria arriveranno con il rinnovo dei contratti per i medici e il potenziamento degli stipendi dei dirigenti del comparto sanità». Il governo, poi, conta sul Pnrr, in cui «c'è un finanziamento di oltre 15 miliardi», ha ricordato più volte la premier. Nessun allarme, dunque, dal fronte sanità. Per la sinistra però la lettura della Nadef è l'occasione per alzare un polverone: «Il governo di Giorgia Meloni continua a tagliare il servizio sanitario nazionale mentre un italiano su cinque rinuncia a curarsi a causa della crisi. La situazione della sanità pubblica costringe sempre più italiani a non curarsi e la risposta del governo è tagliare ancora fondi: un atteggiamento gravissimo e incomprensibile che non faremo passare sotto silenzio. Tutte le persone devono sapere che Meloni mentre cerca un nemico al giorno sta smontando pezzo per pezzo il nostro diritto alla salute» attacca la segretaria Elly Schlein. Nel Terzo Polo c'è chi spinge per ri-chiedere l'accesso al Mes per la spesa sanitaria. Dal fronte di maggioranza replica Franco Zaffini, senatore Fdi e presidente della commissione Sanità: «Ripetete una bugia mille volte e diventerà una verità, la frase è attribuita a Goethe ma la Sinistra, a corto di idee o semplici proposte, ormai l'ha fatta sua e a furia di ripetere che il Governo ha tagliato i fondi sulla Sanità ha finito per crederci; continuate a leggere l'articolo: 🆗🆗🆗❓❓❓⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️😰😰😰😭😭😭👎👎👎👎👎👎👎👎⬇️⬇️⬇️ https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-tagli-sanit-li-ha-fatti-speranza-2220055.html https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-tagli-sanit-li-ha-fatti-speranza-2220055.html

https://www.google.com/search?q=schlein+e+le+bugie+sulla+sanit%C3%A0+pubblica+immagini&tbm=isch&ved=2ahUKEwiahJv_i_qBAxVHuKQKHWErBu4Q2-cCegQIABAD&oq=schlein+e+le+bugie+sulla+sanit%C3%A0+pubblica+immagini&gs_lcp=ChJtb2JpbGUtZ3dzLXdpei1pbWcQAzoECCEQClAAWIQfYOMiaABwAHgCgAHXA4gBmQ-SAQkwLjQuMi4xLjGYAQCgAQHAAQE&sclient=mobile-gws-wiz-img&ei=xuwsZZqJGsfwkgXh1pjwDg&bih=1280&biw=800&client=tablet-android-hena#imgrc=tK_yWpii5zA4ZM #EllySchlein dice che la sanità pubblica viene smantellata sotto gli occhi di tutti dal #governo di #GiorgiaMeloni . (04.10.23) La realtà o verità cara Elly Schlein, per un governo di Sinistra in Italia e #GiuseppeConte è un'altra e molto, molto diversa dalla vostra narrazione e cioè: leggete qui e recupererete anche la memoria sul tema dei tagli alla sanità pubblica.⬇️⬇️⬇️ https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-tagli-sanit-li-ha-fatti-speranza-2220055.html I tagli alla sanità?? Li ha fatti Speranza !! La sinistra strepita contro il centrodestra. Ma la Fondazione Gimbe smaschera le sue bugie. Ascolta ora: "I tagli alla sanità? Li ha fatti Speranza" Roberto Speranza Carta canta. I numeri spazzano via le accuse della sinistra contro il governo Meloni sui presunti tagli al servizio sanitario nazionale. Dal 2010 al 2019, tutti gli esecutivi, senza distinzione, hanno usato la forbice per ridurre i fondi destinati alla sanità. A mettere le cifre nero su bianco è stato l'osservatorio della Fondazione Gimbe (e non l'ufficio stampa di Palazzo Chigi): «Tra tagli e minori entrate il Servizio Sanitario Nazionale ha perso 37,5 miliardi di euro tra il 2010 e il 2019», si legge nel report Gimbe. Ma chi è stato alla guida dell'Italia in quegli anni? I pericolosi sovranisti di centrodestra? Niente affatto. Nel decennio preso in esame si sono alternati governi del Pd, tecnici (Monti) e poi gli esecutivi Conte 1 e 2. I soldi sottratti al comparto sanitario sono serviti per finanziare provvedimenti spot dei vari governi della sinistra. Una vera e propria devastazione. Il crollo del sistema sanitario nazionale durante la pandemia è stata la fotografia più nitida di una gestione scellerata. I numeri smentiscono anche un'altra balla data in pasto alla stampa dalla sinistra: l'aumento della spesa sanitaria durante l'era Speranza. Altra fake. I veri tagli li ha fatti il ministro della Salute scelto da Giuseppe Conte. Nel 2020, effettivamente, si registra un balzo della spesa sanitaria che arriva al 7,4% del Pil. Ma per una ragione semplice: il crollo del Pil dell'8,9% per effetto della pandemia. L'aumento in termini percentuali non corrispondeva a una crescita in valori assoluti dello stanziamento economico: quel 7,4% del 2020 è un dato «drogato» dalla caduta del Pil. Se si restringe il campo di osservazione, tra il 2013 e il 2018, quando a Palazzo Chigi si sono alternativi tre premier dem, in successione Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, c'è stato un taglio alla sanità pubblica pari a 28,1 miliardi di euro conseguenti alle manovre finanziarie e allo stanziamento di minori risorse rispetto a quelle programmate. Per non scivolare in un clamoroso autogol, a Schlein e company sarebbe bastato leggere il tweet del 6 settembre di Marco Furfaro, deputato dem e fedelissimo della segretaria che ammetteva: «In passato la sanità è stata definanziata dal centrosinistra, è stato un grande errore». Un'ammissione colpa. Il Pd dopo aver cancellato sotto i suoi governi la sanità pubblica accusa ora il centrodestra. Ma inciampa ancora. Perché, prima di mobilitare le truppe, bisognerebbe leggere i numeri. Numeri che il Mef mette per iscritto nella Nadef: la spesa sanitaria nel periodo che va dal 2025 al 2070 passerà dal 6,2 del Pil al 7,2. È previsto, dunque, un aumento di un punto di Pil. Fonti dell'esecutivo al Giornale chiariscono anche un altro aspetto oggetto dello scontro politico: «Nella Nadef è stimato un taglio di 2 miliardi di euro, che sarà rimpinguato in manovra. Mentre altri fondi segnati alla voce della spesa sanitaria arriveranno con il rinnovo dei contratti per i medici e il potenziamento degli stipendi dei dirigenti del comparto sanità». Il governo, poi, conta sul Pnrr, in cui «c'è un finanziamento di oltre 15 miliardi», ha ricordato più volte la premier. Nessun allarme, dunque, dal fronte sanità. Per la sinistra però la lettura della Nadef è l'occasione per alzare un polverone: «Il governo di Giorgia Meloni continua a tagliare il servizio sanitario nazionale mentre un italiano su cinque rinuncia a curarsi a causa della crisi. La situazione della sanità pubblica costringe sempre più italiani a non curarsi e la risposta del governo è tagliare ancora fondi: un atteggiamento gravissimo e incomprensibile che non faremo passare sotto silenzio. Tutte le persone devono sapere che Meloni mentre cerca un nemico al giorno sta smontando pezzo per pezzo il nostro diritto alla salute» attacca la segretaria Elly Schlein. Nel Terzo Polo c'è chi spinge per ri-chiedere l'accesso al Mes per la spesa sanitaria. Dal fronte di maggioranza replica Franco Zaffini, senatore Fdi e presidente della commissione Sanità: «Ripetete una bugia mille volte e diventerà una verità, la frase è attribuita a Goethe ma la Sinistra, a corto di idee o semplici proposte, ormai l'ha fatta sua e a furia di ripetere che il Governo ha tagliato i fondi sulla Sanità ha finito per crederci; continuate a leggere l'articolo: 🆗🆗🆗❓❓❓⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️😰😰😰😭😭😭👎👎👎👎👎👎👎👎⬇️⬇️⬇️ https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-tagli-sanit-li-ha-fatti-speranza-2220055.html https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-tagli-sanit-li-ha-fatti-speranza-2220055.html https://www.google.com/search?q=schlein+e+le+bugie+sulla+sanit%C3%A0+pubblica+immagini&tbm=isch&ved=2ahUKEwiahJv_i_qBAxVHuKQKHWErBu4Q2-cCegQIABAD&oq=schlein+e+le+bugie+sulla+sanit%C3%A0+pubblica+immagini&gs_lcp=ChJtb2JpbGUtZ3dzLXdpei1pbWcQAzoECCEQClAAWIQfYOMiaABwAHgCgAHXA4gBmQ-SAQkwLjQuMi4xLjGYAQCgAQHAAQE&sclient=mobile-gws-wiz-img&ei=xuwsZZqJGsfwkgXh1pjwDg&bih=1280&biw=800&client=tablet-android-hena#imgrc=tK_yWpii5zA4ZM https://www.google.com/search?q=schlein+e+le+bugie+sulla+sanit%C3%A0+pubblica+immagini&tbm=isch&ved=2ahUKEwiahJv_i_qBAxVHuKQKHWErBu4Q2-cCegQIABAD&oq=schlein+e+le+bugie+sulla+sanit%C3%A0+pubblica+immagini&gs_lcp=ChJtb2JpbGUtZ3dzLXdpei1pbWcQAzoECCEQClAAWIQfYOMiaABwAHgCgAHXA4gBmQ-SAQkwLjQuMi4xLjGYAQCgAQHAAQE&sclient=mobile-gws-wiz-img&ei=xuwsZZqJGsfwkgXh1pjwDg&bih=1280&biw=800&client=tablet-android-hena#imgrc=tK_yWpii5zA4ZM

mercoledì 12 ottobre 2022

#Pd, #Letta perde i suoi alleati che abbracciano i #5Stelle

Pd, Letta perde i suoi alleati che abbracciano i 5 Stelle Gaetano Mineo 12 OTT 2022 Quatto quatto sta conquistando lo scettro della sinistra. Vincente, d'altronde, è stata la mossa della corsa solitaria alle Politiche con cui, oltre ad incassare un inaspettato 15% di consensi, ha fatto fuori politicamente Enrico Letta, costringendolo alle dimissioni da segretario e a non ricandidarsi alla guida del Partito Democratico. Che dire, un colpo da manuale, quello di Giuseppe Conte a cui ora vogliono aggrapparsi i i vari partiti satelliti di sinistra pronti a salire sul carro del vincitore, mettendo all'angolo il Pd. Leggi anche: Le piazze pazze della sinistra divisa pure sulla guerra. Manifestazioni contro un governo che non c'è Più che eloquente Stefano Fassina: «Siamo in una fase in cui sinistra è chi sinistra fa, non si vive di rendita per quello che si è ereditato dal passato. Il M5S è il primo partito tra gli operaie i disoccupati e lavoratori precari, il PD è il primo partito tra i manager». Insomma, la sinistra vuole ripartire da Conte. E così prende corpo un coordinamento per dialogare con il M5S firmato oltre da Fassina, da Loredana De Petris, Alfonso Pecoraro Scanio, Paolo Cento, Claudio Grassi e altri e che porta dritto a un'assemblea che si terrà sabato 22 ottobre a Roma dove interverrà proprio il capo dei 5stelle. Come dire, prove tecniche di fusione tra i satelliti della sinistra e il partito contiano. Ovvero quello che nell'ultima campagna elettorale ha insistito molto sui temi sociali e ambientali e, secondo gli analisti, ha sottratto non pochi consensi alle forze progressiste e di sinistra, soprattutto nelle regioni del sud, stoppando un Partito Democratico oggi più di ieri senza una meta e frantumato al suo interno. «Partiamo da un dato di fatto: pensiamo che il risultato dei 5stelle sia dovuto a un voto di sinistra - dice Claudio Grassi di Sinistra italiana - quindi costruire un coordinamento per dialogare con loro potrebbe essere una cosa utile per tutti». In altri termini, si punta a «una rete nazionale e territoriale che, con autonomia politica ed organizzativa, ma senza velleità di fondare l'ennesimo partitino, si relazioni con il M5S e lavori alla costruzione delle condizioni per un rigenerato e credibile polo progressista, adeguato alle sfide per il governo di comuni, regioni e dell'Italia». Cosa di non poco conto, il fatto che in questo ipotetico coordinamento non ci sarebbe spazio per il Pd, ritenuto ormai distante. Ne sembra convinto il segretario di Rifondazione comunista. «Penso che l'interlocuzione con il M5S sia nei fatti e vada perseguita senza pregiudizi - commenta Maurizio Acerbo -. Non dobbiamo vivere come un problema se loro si riposizionano a sinistra, l'importante è che lo facciano davvero». Al Nazareno, intanto, non si fermano le scosse telluriche scatenatesi della batosta elettorale. Leggi anche: "Guerra" tra pacifisti: Letta brucia il corteo di Conte. E De Luca si organizza il suo Tuttavia, al momento, pare che tra i Dem la vera priorità è chi dovrà salire sulla plancia di comando dopo Letta, e chi se ne frega del risultato delle urne o dei sondaggi, che pur palliativi, hanno ripreso a rimbalzare dopo le elezioni e che vedono ancora in crescita il partito di Conte (17 per cento) contro un Pd inchiodato al 17,5%. Parliamo del rilevamento SWG del 10 ottobre e che segna ora tra i due partiti una forbice di solo mezzo punto. Cifre che alimentano il terremoto politico al Nazareno, ma soprattutto lo spauracchio del sorpasso dei vecchi alleati pentastellati. Un sorpasso che sancirebbe, probabilmente, il definitivo passaggio di consegna dello scettro da Letta a Conte. Staremo a vedere.

domenica 30 gennaio 2022

Mezz'ora in più, Paolo Mieli inchioda Enrico Letta su Elisabetta Belloni: "Molto strano". Il leader Pd balbetta: si capisce tutto. Il pasticciaccio del PD.

C'è una stranezza per Paolo Mieli. Ospite di Mezz'ora in più, il programma in onda su Rai 3 e condotto da Lucia Annunziata, il giornalista chiede chiarimenti a Enrico Letta. È infatti di queste ore la notizia che a proporre Elisabetta Belloni per il Quirinale sia stato proprio il Pd. Lo stesso partito che ha poi deciso di far naufragare la candidatura. "Ma io chiedo, nessuno ha avvertito questa donna? È strano tutto questo", incalza Mieli il segretario dem. Mezz'ora in più, Paolo Mieli inchioda Enrico Letta su Elisabetta Belloni: "Molto strano". Il leader Pd balbetta: si capisce tutto. Mezz'ora in Più @Mezzorainpiu Belloni, a capo dei servizi segreti, era stata avvertita di una possibile indicazione come presidente della Repubblica? "Nome era sui giornali, ma di lei e degli altri avevamo solo iniziato a parlare" @EnricoLetta #mezzorainpiu #Quirinale22 E la risposta lascia ancora più perplessi: "È la prima volta che a quell'ora, alle 18/18.30, finalmente dopo giorni ci siamo incrociati in una stanza dicendoci come volevamo andare avanti". "Ma il nome era già uscito, era pure sui giornali", controbatte a tempo record la firma del Corriere della Sera mentre Letta tenta di arrampicarsi sugli specchi: "Eh, era uscito sui giornali e non sarà stato un ragionamento concreto". E ancora: "Su tutti quei nomi che abbiamo fatto, visto che io sono sempre stato disponibile a fare un passo avanti, ero disposto a verificare con i gruppi parlamentari". Sarà, però il nome della Belloni è stato fermato proprio dal Pd dopo che il Movimento 5 Stelle e la Lega si erano esposti. A confermarlo, oltre che un retroscena del Corriere della Sera, Matteo Salvini: "Mi è stata proposta da Pd e M5s. Quando sono andato nell’ufficio di Conte mi sono stati fatti cinque nomi, dopo aver parlato con gli alleati sono tornato dicendo che uno aveva il sostegno della Lega perché aveva tutto per essere un ottimo presidente, credibile e super partes". Ossia la direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Eppure nonostante le evidenze Letta tira dritto e rifiuta di essere additato come il responsabile di una candidatura promettente, ma naufragata. Qualche anima semplice potrebbe chiedersi se ne sia valsa la pena. Il sistema politico e istituzionale italiano si è come bloccato per più di un mese e alla fine, dopo tanto indaffararsi e tante parole al vento, si è ritornati alla casella di partenza. Tanto rumor per nulla... In verità, non è proprio così e questo mese non è passato invano: ci ha dato molti indizi per capire meglio la crisi di sistema in cui siamo piombati e, in prospettiva, qualche indicazione per uscirne prima o poi. E la soluzione trovata, imposta e quasi "estorta" a un recalcitrante Mattarella, darà al capo dello Stato, sempre nell'alveo del dettato costituzionale, qualche arma in più per accompagnare il sistema verso nuovi e più adeguati assetti politico-istituzionali. E soprattutto per far sì che le tanto annunciate riforme passino finalmente dalla potenza all'atto. I partiti, che per quanto sbilenchi e in crisi continuano ad essere i rappresentanti della "sovranità popolare", non hanno infatti semplicemente chiesto all'inquilino del Quirinale di restare al suo posto per un altro settennato. Gli hanno chiesto nuove e sottintese responsabilità: non è a cuor leggero, infatti, che in una democrazia si allunga così tanto una carica già di per sé non breve. È una legittimazione forte quella che Mattarella ha ottenuto e che ora deve far valere: non solo il riconoscimento di essere l'asse di equilibrio di un sistema fragile e diviso, ma quasi un invito a continuare quel lavoro iniziato una domenica di febbraio dell'anno scorso. Fu giusto un anno fa, infatti, che, di fronte a un'altra impasse del sistema, il Capo dello Stato fece un appello a tutti i partiti e si "inventò" la soluzione Draghi. Da allora di strada ne è stata fatta tanta, pur fra innegabili (inevitabili e direi anche proficue) conflittualità fra partiti tanto diversi fra loro. E si può dire che l'Italia si sia rimessa in carreggiata. Aver pensato però che quel lavoro, in alcuni punti solo abbozzato, possa ora procedere per forza inerziale, quasi come se alla guida ci possa essere un "pilota automatico", è stato un errore o un'ingenuità da parte dell'attuale premier. Altre parole, forse, dovevano essere usate in quella conferenza stampa prenatalizia in cui non ha nascosto l'ambizione (legittima) di succedere a chi lo ha chiamato a Palazzo Chigi un anno fa. Non era il momento per questo "trasloco", come in molti avrebbero voluto, a cominciare da Enrico Letta, né per esperimenti politici diversi. CONGELARE TUTTO Il fatto è che, se muovi oggi una pedina, il rischio concreto è che venga giù tutto l’edificio. È risultato altresì evidente in questi giorni che, senza la sponda di Mattarella, Draghi difficilmente avrebbe potuto continuare il suo lavoro: simul stabunt simul cadent. Congelare tutto è risultato perciò a un certo punto inevitabile, in un’ottica almeno di interesse nazionale. Lo si è capito dopo una settimana in cui altri equilibri sono stati cercati, certamente più consoni a una normale dialettica democratica. Il fatto che si siano consumati uno dopo l’altro dimostra, anche da questo punto di vista, che il tempo della “normalità” non è ancora arrivato. Dobbiamo farcene una ragione senza però arrenderci. Va dato atto a Matteo Salvini di aver tratto queste conclusioni rapidamente dopo che, non per colpa sua, aveva girato a vuoto per giorni interi. Il leader della Lega non si è dato pace in questo frangente: si è mosso freneticamente alla ricerca di una soluzione che rimettesse al centro la politica e, nello stesso tempo, garantisse le istituzioni. Le ha tentate tutte: dalla proposta di una rosa di centrodestra di nomi di spessore e “alto profilo”alla pista di “tecnici”autorevoli e riconosciuti. Di fronte alla opposizione pregiudiziale della sinistra, e in particolare del Pd, ha persino tentato (legittimamente come mostra la storia repubblicana) una soluzione di parte ma lo ha fatto scegliendo un nome di assoluta garanzia istituzionale: la Casellati è nientemeno che la seconda carica dello Stato e l’aria di sufficienza con cui la sinistra ha accolto la sua candidatura è stata nel suo caso assolutamente fuori luogo. Fallito anche questo tentativo, Salvini si è trovato di fronte a una non facile alternativa: o tener duro e salvare l’unità del centrodestra con una Giorgia Meloni tutta protesa verso le elezioni anticipate, ma con il rischio di mandare all’aria il governo, la stabilità e la ripresa del Paese in corso; oppure mostrare quel senso istituzionale che gli avversari non hanno e favorire la rielezione di Mattarella per il bene dell’Italia. La quale ha necessità di continuare sulla via delle riforme,anzi di radicalizzarle: da una riforma vera della giustizia a una riforma dello Stato e della legge elettorale solo un governo forte, garantito da un Capo dello Stato altrettanto forte, può vincere resistenze e sfondare i muri della conservazione, dare garanzie. Da oggi Mattarella ha tutta la legittimazione e l’autorevolezza per agire in questa direzione. Il Mattarella bis non potrà e non dovrà essere un normale e tranquillo settennato presidenziale.