mercoledì 15 dicembre 2021

Europa e Macron, la legge-vergogna: come faranno invadere l'Italia dagli immigrati, l'ultima Lorenzo Mottola

Europa e Macron, la legge-vergogna: come faranno invadere l'Italia dagli immigrati, l'ultima Lorenzo Mottola 14 DIC 2021 "Un risultato storico" (Giuseppe Conte, all'epoca premier); "L'Europa s' è desta" (La Repubblica). "Da oggi l'Italia non è più sola" (Luciana Lamorgese, ministro dell'Interno). Era il 19 settembre del 2019 e mezzo Paese - cioè la metà legata a Pd e M5S - salutava con queste parole la presunta firma degli accordi di Malta, intesa tra i Paesi Ue che avrebbe dovuto sancire l'avvio di una politica "aperta" da parte dell'Europa sull'immigrazione. Una politica che diventava possibile perché, sostenevano politici e commentatori di sinistra, Matteo Salvini aveva lasciato il Viminale e il governo, aprendo così la via del dialogo dopo la stagione dei "porti chiusi" molto criticata anche da Parigi e Berlino. Le nazioni del nord si impegnavano ad accogliere costantemente una quota fissa dei profughi che si presentano ai confini dell'Unione come richiedenti asilo o semplici clandestini, in attesa di una completa revisione delle leggi comunitarie in materia di immigrazione. Sono passati due anni e non solo quell'accordo - come Libero ha documentato in passato - non è mai stato applicato (i profughi sbarcati sono rimasti praticamente tutti nei nostri centri osi sono dati alla macchia) ma ora Bruxelles si prepara a varare una riforma delle regole di Schengen che va nella direzione diametralmente opposta a quella auspicata. Invece di prevedere redistribuzioni, verranno facilitati i respingimenti da nord verso il Paesi di primo approdo. Ulteriore beffa: questo meccanismo è sostenuto soprattutto da Emmanuel Macron (a gennaio entreremo nel semestre francese alla presidenza della commissione). Se vi stavate chiedendo a cosa portasse il trattato firmato poche settimane tra Roma e Parigi, venduto come una svolta epocale nelle nostre relazioni internazionali, ecco la risposta: sostanzialmente non serve a nulla. Leggi anche: Enrico Letta, vendere l'Italia all'Ue. Suicidio targato Pd: ecco perché gli euro-falchi ci massacreranno I dettagli del nuovo quadro normativo dovrebbero essere chiariti oggi, quando - salvo sorprese - arriverà il via libera del collegio dei commissari Ue. Ma qualcosa è già filtrato: i Paesi in caso di "movimenti secondari massicci" potranno sospendere Schengen e introdurre controlli e pattugliamenti alle frontiere per evitare che, per esempio, i migranti passino dall'Italia in Francia (cosa che peraltro già avveniva a Ventimiglia). A imprimere un'accelerata ai lavori per l'approvazione della riforma è stata la crisi ai confini tra Bielorussia e Polonia. Perché questo meccanismo diventi legale, tuttavia, occorrerà comunque il via libera del Parlamento e quello del Consiglio europeo. Di conseguenza non è affatto detto che la legge non si areni, soprattutto nell'ultima fase. Le trattative sono in corso ed è probabile che già il sedici dicembre al vertice Ue convocato proprio per discutere di immigrazione qualche Paese cerchi di porre sul tavolo la questione. Il summit era stato convocato a cercare un'intesa in favore delle nazioni di primo approdo come Italia e Spagna dopo tanti tentativi andati a vuoto. La situazione potrebbe ribaltarsi a nostro sfavore. Leggi anche: Giorgia Meloni? Ecco chi vuole presidente della Repubblica: attenzione alle sue parole. Quirinale, segreto svelato? Coincidenza curiosa: proprio il giorno successivo, diciassette dicembre, Matteo Salvini sarà in aula a Palermo per difendersi dall'accusa di sequestro di persona per aver cercato di fermare lo sbarco della Sea Watch con alcune centinaia di clandestini. La Francia secondo le nuove regole potrebbe farlo, noi no. Anche nel passaggio all'Europarlamento, comunque, c'è chi si prepara allo scontro. «Siamo a un passo dal cosiddetto show down in materia di immigrazione illegale», spiega Nicola Procaccini eurodeputato Fratelli d'Italia, «La riforma condannerebbe gli Stati di primo ingresso, come l'Italia, a trasformarsi in un enorme campo profughi. Sul confine esterno si pretende che l'Italia (come la Spagna o la Grecia) accolga tutti gli immigrati che sbarcano illegalmente; nello stesso tempo si alzano barriere all'interno dell'UE affinché nessun immigrato si azzardi ad andare in Francia o in Germania. Siamo all'ipocrisia che diventa istituzione». Leggi anche: Tg1, troupe sequestrata e pestata dalla senatrice romena: "Finirete a Norimberga", il video-choc

venerdì 10 dicembre 2021

BABY GANG DI IMMIGRATI A CACCIA DI RAGAZZINI ITALIANI: LI PESTANO E RAPINANO DAVANTI ALLE SCUOLE

https://voxnews.info/2021/12/08/baby-gang-di-immigrati-a-caccia-di-ragazzini-italiani-li-pestano-e-rapinano-davanti-alle-scuole/ La Lombardia sta diventando territorio occupato. Dite grazie ai ricongiungimenti familiari. I figli degli immigrati sono la più grande minaccia verso il nostro futuro. “Quello di ieri è solo l’ultimo episodio, il più grave, di un’escalation che continua da settimane. Ormai per i ragazzi il pensiero di andare a scuola è diventato un incubo proprio per la presenza di questi ragazzi che li prende di mira a caccia di telefoni, catenine e soldi”. Sono ancora una volta i genitori ad accendere i riflettori sugli episodi di bullismo e le aggressioni con cui si trovano a fare i conti diversi studenti saronnesi nelle ultime settimane. Il problema è alla fermata del pullman in via Varese ma anche allo scalo ferroviario di piazza Cadorna dove gruppi di ragazzi aspettano i coetanei la mattina prima di andare a scuola. “Sono veri e propri agguati – spiegano i genitori – aspettano i ragazzi li isolano e gli prendono quello che hanno di valore a volte il telefono a volte una collana o i contanti”. L’ultimo episodio ieri mattina quando un ragazzo che ha cercato di “salvare” il telefono è stato preso a pugni “nessuno è intervenuto per aiutarlo quando è stato aggredito in via Varese – continuano i genitori – il primo sostegno l’ha avuto in classe dall’insegnante che ha dato l’allarme”. Sull’episodio sono in corso le indagini dei carabinieri a cui la famiglia ha sporto denuncia come hanno fatto diverse altre famiglie nelle ultime settimane per episodi analoghi. I ragazzi parlano di un gruppo di studenti stranieri che gravitano tra la stazione di piazza Cadorna e la fermata di via Varese: “E’ un incubo quotidiano che rende pesante andare a scuola proprio per la paura di un nuovo attacco, di una nuova aggressione”. Del problema delle baby gang a Saronno ha parlato anche il Corriere della Sera in un’inchiesta qualche settimana fa e si sono occupate più volte anche i carabinieri della compagnia cittadina che hanno realizzato fermi in due diverse occasioni prima dell’estate e lo scorso autunno. A far emergere il problema nell’agenda cittadina era stato l’esposto di un papà presentato alla polizia locale a pochi giorni dalla fine dell’anno scolastico. Il genitore descrive le indicazioni avute dalle vittime: “I ragazzi che sono stati purtroppo coinvolti in questi spiacevoli incontri (quasi giornalieri) raccontato di un gruppo di giovani stranieri tra i 15 e i 17 anni”. La banda sarebbe formata da 5/6 ragazzi. VERIFICA LA NOTIZIA Il modus operandi è sempre lo stesso: i ragazzi vengono presi di mira alle fermate dei pullman “seguiti e avvicinati da alcuni dei componenti della banda che li strattonano per verificare la presenza di catenine d’oro o altri oggetti di valore”. A mettere in guardia gli studenti anche un insegnante dell’Itis Riva che ha raccontato agli alunni quanto “successo ad un suo alunno che ha subito il furto della collanina d’oro”. “Durante la rapina il ragazzo è stato picchiato, successivamente questo ragazzo ha rincorso i componenti della baby gang per recuperare il suo oggetto di valore, nel percorso di fuga un criminale è finito contro un auto che percorreva la strada vicino al Santuario cadendo a terra, ma è stato subito portato via dagli altri componenti della gang”. Il genitore segnala la presenza dei membri della gang anche sui pullman extraurbani che accompagnano a casa i ragazzi.

mercoledì 8 dicembre 2021

Ricolfi magistrale: la sinistra oggi non difende i deboli, ma censura il linguaggio, l’arte, il passato

https://www.secoloditalia.it/2021/11/ricolfi-magistrale-la-sinistra-oggi-non-difende-i-deboli-ma-censura-il-linguaggio-larte-il-passato/ Ricolfi magistrale: la sinistra oggi non difende i deboli, ma censura il linguaggio, l’arte, il passato. Luca Ricolfi inizia la sua collaborazione con Repubblica con un lungo articolo sulle “varianti” del politicamente corretto. Per andare a parare a una conclusione che il sociologo mette in premessa: la sinistra non si occupa più di questioni sociali. Ha cominciato la sinistra americana, e quella italiana ha scimmiottato malamente l’originale. Ricolfi è noto per le sue intemerate contro la sinistra antipatizzante alla quale da anni non risparmia critiche. Ricolfi: il politicamente corretto vuole censurare il linguaggio All’inizio, nei primi anni Ottanta, il politicamente corretto – spiega Ricolfi – voleva riformare il linguaggio. “Fu così che venne bandita la parola “negro” (sostituita con nero), e per decine di altre parole relativamente innocenti (come spazzino, bidello, handicappato, donna di servizio), vennero creati doppioni più o meno ridicoli, ipocriti o semplicemente astrusi: operatore ecologico, collaboratore scolastico, diversamente abile, collaboratrice familiare”. LEGGI ANCHE Anche la torta di mele è razzista. Il delirio della cancel culture invade pure la cucina... Marilyn con la gonna al vento: immagine sessista. La cancel culture si abbatte sulla statua dell'attrice I social e le offese. Ricolfi: poi venne il misgendering Poi è intervenuta la prima variante: internet. Sui social gli haters offendono e vengono offesi inaugurando l’era della suscettibilità. E arriviamo alla seconda mutazione e cioè “l’espansione della dottrina del “misgendering” in tutti gli ambiti”. “Che cos’ è il misgendering? – scrive Ricolfi – È chiamare qualcuno con un genere che non gli va, ad esempio maschile se è o si sente una donna (o viceversa); o plurale maschile (cari colleghi) se ci si riferisce a un collettivo misto. Secondo le versioni più demenziali della correttezza politica in materia di generi, assai diffuse nelle università americane – continua Ricolfi – i professori dovrebbero chiedere ad ogni singolo allievo come preferisce essere indicato: he, she, zee, they, eccetera. Gli epigoni meno dotati di senso del ridicolo, da qualche tempo attivi anche in Italia, aggiungono regole di comunicazione scritta tipo usare come carattere finale l’asterisco * (cari collegh*), la vocale u (gentilu ascoltatoru), o la cosiddetta schwa”. La cancel culture e la gogna per chi non si allinea La terza mutazione è la cosiddetta cancel culture “secondo cui tutta l’arte e la letteratura, compresa quella del passato, andrebbe giudicata con i nostri attuali parametri etici, e censurata o distrutta ogniqualvolta vi si trovano espressioni, immagini, o segni potenzialmente capaci di turbare la sensibilità di qualcuno”. La quarta mutazione – prosegue Ricolfi – è quella che determina la gogna per chi non si allinea a questi standard: “professori, scrittori, dipendenti di aziende, comuni cittadini perdono il lavoro, o vengono sospesi o sanzionati, non perché abbiano commesso scorrettezze nell’esercizio della loro professione, ma perché in altri contesti, o in passato, hanno espresso idee non conformi al pensiero dell’élite dominante. Non solo: nella politica delle assunzioni, in particolare nelle facoltà umanistiche, vengono esclusi gli studiosi non allineati all’ortodossia politica dominante”. La identity politics crea discriminazioni C’è infine la quinta mutazione, che Ricolfi giudica come la più pericolosa. “È la cosiddetta identity politics. Un complesso di teorie, filosofie, rivendicazioni, secondo cui quel che conta veramente non è che persona sei ma a quale minoranza oppressa appartieni. Da qui derivano le idee più strampalate, ad esempio che per tradurre un romanzo di una autrice nera tu debba essere nera (è successo). Che per parlare di donne tu debba essere donna; per parlare di omosessualità essere omosessuale; per parlare dell’Islam essere islamico; per parlare dell’Africa essere africano. Se osi parlare di qualcosa senza essere la cosa stessa sei accusato di «appropriazione culturale»”. E’ così che si compie la parabola della cultura liberal e progressista: anziché sconfiggere le discriminazioni con l’eguaglianza, si capovolge nel suo contrario: instaurare l’eguaglianza attraverso le discriminazioni. https://www.secoloditalia.it/2021/11/ricolfi-magistrale-la-sinistra-oggi-non-difende-i-deboli-ma-censura-il-linguaggio-larte-il-passato/