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lunedì 7 febbraio 2022

Sanremo: l’ironia dei paladini del politicamente corretto è più “tossica” di quella che dicono di combattere

Sanremo, il cortocircuito finale: avete mai notato quanto sia offensiva l'ironia dei social ambasciatori del politically correct? Una pioggia di appellativi come "drogati", "narcisisti", "maschi alfa tossici" sulle teste di chi ha l'ardire di presentarsi all'Ariston senza make up. Ma una delle principali battaglie di questi coraggiosi attivisti non si combatteva proprio verso il rispetto dell'altro e per l'abolizione di stupide etichette basate su aspetti meramente esteriori e superficiali? In teoria, sì. In pratica, l'impressione è che stiano solo creando nuove categorie (migliori?) Sanremo come LOL: chi ride è fuori. Prendendo sardonicamente atto che le canzoni di questa edizione, anno del Signore 2022, non siano pervenute (su 25 brani in gara, se va bene ricorderemo giusto lo jodel di Mahmood), non ci resta che prestar fede alla tradizionale sbertucciata di massa di conduttori, (super) ospiti e artisti in gara. Dopo due anni di pandemia, uno direbbe, ce lo meriteremmo pure questo hobby ricreativo e nazionalpopolare. Invece. Invece, come chi nella vita ha scelto lo sciagurato mestiere dell’autore comico oramai ben sa, anche noi oggi saggiamo con mano il niet imposto dai trend sui social, dai disclaimer sui trigger di sensibilità, dal fatto che se uno porta gli occhiali, non è bello che tu glielo dica. Non sai come li vive, il trauma che (non) potrebbe celarsi dietro a quelle lenti bifocali. Questo si applica anche, naturalmente, a tematiche di maggiore impatto social(e) come l’orientamento sessuale, non sia mai il bodyshaming o la spossante prassi di stuprar parole con asterischi (su Instagram, c’è perfino chi ne piazza uno in “ob*sità” - provate a leggerlo così, ad alta voce, fidatevi - perché, nel multiverso in cui ci tocca vivere, fosse mai una condizione clinica, no no, magari qualcuno s’offende). Di base, ci accolliamo tutto, sperando che passi presto. Come un temporale estivo (o le cinque serate di Sanremo una volta l’anno e via la paura). Eppure, dell’ironia si deve pur fare. Soprattutto su un carrozzone come la kermesse festivaliera. E allora come porsi? Vediamo nel dettaglio il sublime e strategico sarcasmo dei paladini del politically correct, quelli che rinuncerebbero perfino a qualche manciata di K (follower, beninteso) pur di non (rischiare di) offendere qualcuno. Andiamo a scoprire come procede il loro #laughwashing. Perché preparatevi: qui ridiamo noi. Ecco, sono lontani i tempi delle meravigliose vignette satiriche di Spinoza (che resistono, per fortuna), quelle in cui a ogni cantante in gara a Sanremo veniva assegnata un’immagine (più descrizione). Solo pochi anni fa, ai tre piccoli tenorin de Il Volo (poi vincitori di quell’edizione) fu assegnata la cartina politica di Ustica. Ma non si scherza su queste cose, ci sono morte delle persone, e se fosse capitato a tua cugina di terzo grado da parte di trisavola, eh, rideresti? Ci si stringe il cuore ad ammettere che sì, quell’associazione era diabolicamente perfetta. Oggi, invece, è tutto bello, top, super fliud, pure le stecche, pare, “normalizzano” (parola orrenda!) il brutto canto all’italiana facendoci sentire meno stronzi quando stoniamo Single Ladies sotto la doccia. Grazie, artisti dalle corde vocali tremule. Pensiero ben gentile, non dovevate. Nemmeno da parte dei nostri timpani. Ma non si può dire ché mica si può offendere così “qualcuno che non conosci”, asserendo qualcosa di orribile: il vero. E allora come uscire da questo impasse? https://static2.mediasetplay.mediaset.it/Mediaset_Italia_Production_-_Main/F311546301005C20/media/10/10/763afb08-657e-4d3a-a5cd-cbad699fdeb0/6af549fa-b1cd-48ce-84d3-be8a04bb5d9b.jpg CULTURE Sanremo: l’ironia dei paladini del politicamente corretto è più “tossica” di quella che dicono di combattere 5 febbraio 2022 Sanremo, il cortocircuito finale: avete mai notato quanto sia offensiva l'ironia dei social ambasciatori del politically correct? Una pioggia di appellativi come "drogati", "narcisisti", "maschi alfa tossici" sulle teste di chi ha l'ardire di presentarsi all'Ariston senza make up. Ma una delle principali battaglie di questi coraggiosi attivisti non si combatteva proprio verso il rispetto dell'altro e per l'abolizione di stupide etichette basate su aspetti meramente esteriori e superficiali? In teoria, sì. In pratica, l'impressione è che stiano solo creando nuove categorie (migliori?) di Grazia SambrunaGrazia Sambruna S anremo come LOL: chi ride è fuori. Prendendo sardonicamente atto che le canzoni di questa edizione, anno del Signore 2022, non siano pervenute (su 25 brani in gara, se va bene ricorderemo giusto lo jodel di Mahmood), non ci resta che prestar fede alla tradizionale sbertucciata di massa di conduttori, (super) ospiti e artisti in gara. Dopo due anni di pandemia, uno direbbe, ce lo meriteremmo pure questo hobby ricreativo e nazionalpopolare. Invece. Invece, come chi nella vita ha scelto lo sciagurato mestiere dell’autore comico oramai ben sa, anche noi oggi saggiamo con mano il niet imposto dai trend sui social, dai disclaimer sui trigger di sensibilità, dal fatto che se uno porta gli occhiali, non è bello che tu glielo dica. Non sai come li vive, il trauma che (non) potrebbe celarsi dietro a quelle lenti bifocali. Questo si applica anche, naturalmente, a tematiche di maggiore impatto social(e) come l’orientamento sessuale, non sia mai il bodyshaming o la spossante prassi di stuprar parole con asterischi (su Instagram, c’è perfino chi ne piazza uno in “ob*sità” - provate a leggerlo così, ad alta voce, fidatevi - perché, nel multiverso in cui ci tocca vivere, fosse mai una condizione clinica, no no, magari qualcuno s’offende). Di base, ci accolliamo tutto, sperando che passi presto. Come un temporale estivo (o le cinque serate di Sanremo una volta l’anno e via la paura). Eppure, dell’ironia si deve pur fare. Soprattutto su un carrozzone come la kermesse festivaliera. E allora come porsi? Vediamo nel dettaglio il sublime e strategico sarcasmo dei paladini del politically correct, quelli che rinuncerebbero perfino a qualche manciata di K (follower, beninteso) pur di non (rischiare di) offendere qualcuno. Andiamo a scoprire come procede il loro #laughwashing. Perché preparatevi: qui ridiamo noi. PUBBLICITÀ Ecco, sono lontani i tempi delle meravigliose vignette satiriche di Spinoza (che resistono, per fortuna), quelle in cui a ogni cantante in gara a Sanremo veniva assegnata un’immagine (più descrizione). Solo pochi anni fa, ai tre piccoli tenorin de Il Volo (poi vincitori di quell’edizione) fu assegnata la cartina politica di Ustica. Ma non si scherza su queste cose, ci sono morte delle persone, e se fosse capitato a tua cugina di terzo grado da parte di trisavola, eh, rideresti? Ci si stringe il cuore ad ammettere che sì, quell’associazione era diabolicamente perfetta. Oggi, invece, è tutto bello, top, super fliud, pure le stecche, pare, “normalizzano” (parola orrenda!) il brutto canto all’italiana facendoci sentire meno stronzi quando stoniamo Single Ladies sotto la doccia. Grazie, artisti dalle corde vocali tremule. Pensiero ben gentile, non dovevate. Nemmeno da parte dei nostri timpani. Ma non si può dire ché mica si può offendere così “qualcuno che non conosci”, asserendo qualcosa di orribile: il vero. E allora come uscire da questo impasse? Semplicissimo: c’è pur sempre la droga. Spieghiamo meglio: gli artisti in gara a Sanremo vengono tuttora sarcasticamente suddivisi in categorie bizzarre, nate dal conio della fantasia dei telespettatori (e arguti social media manager di pagine da centinaia di migliaia di views). Su una di queste, presa a campione, leggiamo la seguente descrizione di una band in concorso all’Ariston: “Ora tocca a Le Vibrazioni: vabbè, i soliti tossici”. E giù a ridere. Di cosa, di grazia? A parte il fatto che il frontman del gruppo ha raccontato, più di una volta e anche in un libro, di aver sofferto di dipendenze pesanti (da eroina, cocaina, non certo dai fiori di Bach) e in molte interviste tuttora parla dell’argomento come di una battaglia che deve allenarsi a combattere giorno per giorno: per i suoi figli, la famiglia, la musica ecc. Visto che “sensibilizzare” è il trend del momento (tanto che una conduttrice di colore si dimentica di fare il suo lavoro durante l’evento più importante dell’anno, solo per ricordarci la pigmentazione della sua pelle. E infatti esclusivamente per questo, ora, ci ricorderemo di lei), viene da chiedersi quanta “sensibilità” e “rispetto” ci sia nel definire in questo modo “una persona che nemmeno conosci” e, insieme, gli altri componenti della band che potrebbero anche sentirsela di dire: “Come ti permetti, scusa?”. Il grasso, l’omosessualità, il patriarcato, il qualsiasicosawashing no, ma la droga è ufficialmente sdoganata come argomento super LOL? Chi l’ha deciso? Riteniamo che, in un mondo giusto - dunque non certo quello in cui viviamo -, debba esserci una minima di equilibrio: o si può scherzare su tutto senza ricevere teste di cavallo a domicilio, oppure su nulla. Perché alcune cose non sono meno gravi (o offensive) di altre solo perché ve lo dice un hashtag, bimbi. Altro fenomeno parimenti curioso che abbiamo visto nascere, crescere e correre su Instagram (e non solo) in questa santa settimana festivaliera è la facilità con cui chiunque si presenti sul palco senza make up, fiorazzi alle maniche o almeno l’ombra di uno strass polvere di stelle, venga ingabbiato, per direttissima, nella spassosa categoria “Maschio alfa tossico” (o variazioni sul tema): qui troviamo, tra i pochi, Fabrizio Moro, Rkomi, Le Vibrazioni al completo e Giovanni Truppi, per esempio. Ma cosa significa “maschio alfa tossico”? Significa che i burloni del web, quelli del politicamente corretto, stanno dando a “persone che non conoscono” dei sessisti, maschilisti, patriarcali, possibilmente anche violenti e suprematisti, donna schiava cucina e chiava. Il tutto a partire da cosa? Dall’outfit, troppo nero, decisamente basic, niente lustrini o eyeliner sfumato, che mestizia. Non vi pare un filo poco basarsi su una giacchetta per definire una persona? Di più, per metterle un’etichetta (pure) offensiva? Non sono proprio questi i temi che, sulla carta, per quanto con diversi complementi oggetto, infiammano i più indefessi attivisti del politically correct? Eppure… Eppure, le cose stanno così: il pubblico da casa annuisce, badando bene a non postare una risata sul dodecalogo di temi potenzialmente offensivi per la cugina leggermente in sovrappeso di qualcheduno, mentre sui social si schiaffano gli appellativi “tossici”, “drogati”, “tipici narcisisti” e così via - vi risparmiamo, per carità, i morbidissimi commenti su Gianluca Grignani pre e post esibizione in duetto con Irama al Festivàl -, e giù a ridere. Forse sarebbe il caso di fare i conti con un fatto: gli esseri umani sono, intrinsecamente, meschini. E ora buona finale di Sanremo a tutti, politicamente corretti e non. Che tanto, a ben vedere, alla stessa razza s’appartiene. E, con rispetto parlando, non è che sia 'sta gran bella razza. Adesso “normalizzate” questo. Lol. Tag AMADEUS FESTIVAL RAI SANREMO 2022

mercoledì 2 febbraio 2022

Sanremo, Popolo della famiglia e Pro Vita & Famiglia: “Ancora blasfemia, pronti camion-vela intorno all’Ariston e valutiamo lo sciopero nazionale del canone Rai”

SANREMO – «Anche quest’anno a Sanremo va in scena il Festival nazionale della blasfemia anticristiana, nonostante 360 milioni di cristiani perseguitati e discriminati nel mondo proprio a causa di quel battesimo che Achille Lauro ha vilipeso per puro sensazionalismo, e che la direzione artistica di Amadeus ha benedetto per lucrare sul sicuro effetto virale. Cosa sarebbe successo se si fosse ridicolizzato un gay pride, un rito ebraico o islamico? Giustamente il finimondo! I cristiani invece sono l’unica minoranza discriminata contro cui tutto è lecito. Ma adesso basta! Con lo scorporo del canone Rai dalla bolletta elettrica valuteremo se invitare con una campagna nazionale milioni di italiani che non ne possono più di questo scempio a non versare una tassa che viene usata contro di loro!», questo il commento di Antonio Brandi, Presidente di Pro Vita & Famiglia. «Per sensibilizzare l’opinione pubblica inoltre – aggiunge Jacopo Coghe, vicepresidente della Onlus – nei prossimi giorni Pro Vita & Famiglia manderà camion-vela intorno al Teatro Ariston di Sanremo con messaggi contro il continuo abuso del canone Rai per trasmettere dissacranti blasfemie anticristiane e messaggi ideologici di stampo LGBT. Chiediamo all’amministrazione aziendale e alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai di mettere un freno a questa deriva oscena e violenta contro i cristiani italiani, i quali si troveranno altrimenti costretti alla disobbedienza civile evadendo un canone che viene usato contro la loro più intima identità religiosa». Nella polemica su Sanremo, come movimento di ispirazione cristiana e promotore dei valori non negoziabili, ci sentiamo toccati e offesi da quanto andato in onda su Rai 1 nella prima serata della 72º edizione del Festival di Sanremo. Riteniamo irrispettosa ed inaccettabile l’esibizione che denigra senza mezzi termini i valori inviolabili della fede portata sul palco dell’Ariston dall’artista Achille Lauro. Strumentalizzare la musica per sfottere la sensibilità di oltre 10 milioni di cristiani non è assolutamente tollerabile e ci opponiamo senza mezzi termini. Sollecitiamo quindi a tal proposito, la dirigenza della RAI e l’entourage organizzativo, ad una riflessione seria circa la brutta piega che ormai da tempo si manifesta in questo evento canoro. Sanremo torni a fare Sanremo che tra pugni alzati, amori gay e battesimi blasfemi, non consegna al pubblico quello che merita, la sana musica d’autore.